4. IV DOMENICA DI AVVENTO
Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito,
ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
(Luca 3, 1-6)
FACENDO PENITENZA E RINUNCIANDO AL PECCATO
CI PREPARIAMO BENE A RICEVERE GESÙ CRISTO
1° PUNTO - Secondo il Vangelo di questo giorno, san Giovanni andò in tutto il paese che costeggia il Giordano predicando il battesimo della penitenza per il perdono dei peccati e disporre i Giudei alla venuta di Nostro Signore. Questo Santo vuole farci conoscere, con il suo comportamento, che la più importante di tutte le disposizioni che dobbiamo avere per accogliere il Signore è la penitenza e la fuga da ogni peccato. Di conseguenza questa è la disposizione a cui dobbiamo maggiormente applicarci, perché la penitenza lava e purifica un'anima dai peccati che la macchiano. San Leone la chiama semplicemente un battesimo e san Gregorio Nazianzeno un battesimo di dolore. Secondo sant'Ambrogio è per mezzo di questo battesimo che David si è logorato a forza di gemere e di sospirare, lavando ogni notte il suo letto con il pianto e irrigando con le lagrime il luogo del suo riposo.
Dobbiamo comportarci come David, perché non abbiamo certo meno bisogno di penitenza di quanto non ne avesse lui, se vogliamo far venire in noi Gesù Cristo.
È per questo - dice la Glossa - che ognuno di voi espia con la penitenza i peccati trascorsi, per riacquistare lo stato di salvezza che aveva perduto e un facile ritorno a Dio, dal quale si era allontanato. Ecco cosa ci raccomanda Dio per bocca di un profeta: Convertitevi a me con digiuni, con pianti e lamenti; sono questi i mezzi più sicuri per tornare a Dio, se lo abbiamo perduto, e sono essi che contribuiscono maggiormente a procurarci quella purezza di cuore che David domandava insistentemente al Signore, ripetendogli: Lavami sempre più dalle mie iniquità e purificami dai miei peccati.
Questo re penitente era profondamente convinto che le macchie di un'anima peccatrice possono essere lavate solo dalle lagrime che sgorgano da un cuore umile e contrito.
Domandiamo spesso a Dio la grazia di lavarci in modo così perfetto che non resti in noi la minima traccia dei nostri peccati. E, da parte nostra, contribuiamo al nostro riscatto conducendo una vita penitente.
2° PUNTO - È scritto che san Giovanni predicava la penitenza per la remissione dei peccati, perché è la penitenza che fa rimettere i peccati a chi ha offeso Dio, come ci conferma san Pietro negli Atti, che ripeteva ai Giudei: Fate penitenza e convertitevi perché siano perdonati i vostri peccati. Difatti è proprio questo il fine di questa virtù e solo essa è capace di piegare il cuore di un Dio irritato con i peccatori. È Dio stesso che l'afferma, lo leggiamo in Ezechiele: Se l'empio fa penitenza dei peccati che ha commesso e osserva tutti i miei preceetti e agisce con giustizia e rettitudine, nessuna delle sue iniquità sarà ricordata e non gli sarà imputata. Interviene ancora san Pietro che, nelle sue prediche al popolo giudaico, per fargli conoscere le verità del Vangelo, dice: Fate penitenza per ottenere la remissione dei vostri peccati.
Fu facendo penitenza, afferma san Girolamo, che i Niniviti, che avevano irritato il cielo con le loro sregolatezze, fecero cambiare a Dio la sentenza, che aveva pronunciato contro di essi, di distruggere la loro città. Ci riuscirono convertendo il loro cuore, come chiedeva loro il profeta Giona sollecitato dal re. Il mezzo migliore che trovarono, ci assicura sant'Ambrogio, per impedire le disgrazie da cui erano minacciati, fu digiunare continuamente, rivestirsi di sacco e cospargersi la testa di cenere. Solo così riuscirono a calmare la collera divina.
È questa la strada che anche voi dovete percorrere se volete ottenere la remissione dei peccati che avete commesso nel mondo, e di quelli che purtroppo state commettendo ogni giorni, pur vivendo nella casa del Signore. Difatti, dice ancora san Girolamo, Dio minaccia gli uomini tutti i giorni, come fece con i Niniviti, perché, come le sue minacce spaventarono allora quegli antichi cittadini, è possibile che riescano a convincere quelli che vivono ora sulla terra a fare penitenza.
Profittiamo di un esempio che merita tanta ammirazione.
3° PUNTO - Il profeta Ezechiele ci fa capire che la penitenza non solo ci ottiene la remissione dei peccati ma ci preserva anche da essi, e questa è la più grande fortuna che si possa avere in questo mondo. Infatti, dopo aver detto che se l'empio fa penitenza di tutti i peccati che ha commesso Dio non se ne ricorderà, aggiunge che egli vivrà e non morirà, purché agisca con giustizia.
Perciò san Pietro ci dà un'infinita consolazione affermando che il Signore, quando tornerà sulla terra, troverà nella pace dell'anima quelli che avranno frutti degni di penitenza, perché li trovera senza peccato. Così facendo, aggiunge Teodoreto - essi assicurano la salvezza; ed è così che s. Giovanni Battista - come canta la Chiesa - ha saputo tenersi lontano anche dai peccati più lievi, conducendo una vita penitente.
Seguendo questa via anche voi riacquisterete la grazia di Nostro Signore e con essa - secondo San Pietro - riceverete il dono dello Spirito Santo che, prendendo dimora in voi, vi renderà saldi nel bene. Questo Santo Spirito è lo Spirito di Gesù Cristo; chiedetegli di rendere il vostro cuore sempre saldo nel bene, in modo che il giorno della sua venuta come dice s. Pietro vi trovi puri e irreprensibili davanti ai suoi occhi. State attenti che, quando verrà, non vi faccia lo stesso rimprovero che san Giovanni fa, nell'Apocalisse, a un vescovo e che non dica: hai abbandonato il tuo amore d'un tempo. Se vi facesse questo rimprovero tenete presente - secondo quanto fu detto a quel vescovo - dello stato da dove siete caduti; fate penitenza e compite le opere di un tempo.
Da "Meditazioni per le domeniche e feste"
di s. Jean-Baptiste De La Salle